Saturday, June 6, 2026

Il Giardiniere - (Parte - 24)

 
Parte 24.
"Il mio regalo insolito al mio amico insolito!"
Così iniziava il manoscritto di Dada.
Le annotazioni consistevano in alcuni paragrafi isolati; in certi punti era riempita quasi un'intera pagina, mentre in altri non raggiungeva a stento nemmeno la metà. Era stato lasciato molto spazio tra i paragrafi, forse per distinguere gli scritti di periodi diversi, dato che non vi era apposta alcuna data.
Le pagine erano piene di lettere dedicate a Ugo. Dada a volte faceva riferimento al passato, altre volte sembrava che si fossero appena lasciati.
Insieme alle annotazioni, erano disegnate parti del corpo umano. Un naso e degli occhi, a volte solo gli occhi, mezzo viso con la barba, e altre volte senza. A volte, invece, un braccio muscoloso e parte della spalla.
Tutti questi schizzi assomigliavano molto a Ugo e, chiaramente, lo erano.
Il Padrone sorrise e continuò a leggere.
"Non so quando tutto questo sia iniziato e non sapevo nemmeno dove mi avrebbe condotto. A volte penso di spiegare a me stessa chi eri e cosa rappresentavi. Tuttavia, rispondevo sempre a ogni domanda con una risposta semplice. Tu eri! Semplicemente eri. Eri ed esistevi per me, e questo chiedevo sempre a Dio: semplicemente che tu fossi, non volevo nient'altro."
"A volte mi sembrava persino di chiedere infinitamente troppo in questo tuo esserci. Forse era così; ciò che per chiunque altro sarebbe stato insignificante per rimanere un vero amico, per te era forse un peso enorme."
"Era meraviglioso il nostro rapporto. Meraviglioso e facilissimo... Così facile, a tal punto che a volte era persino primitivo; forse è per questo che a volte c'erano in te cose persino superficiali..."
"Nonostante tu avessi un mondo interiore ricchissimo, molte volte il tuo comportamento era incredibilmente freddo e gelido. Se non avessi conosciuto così bene il tuo mondo interiore, avrei pensato che sia la tua mente che il tuo cuore fossero congelati. Per difenderti non facevi un passo indietro; chiedevi scusa, ma non perché sentissi davvero la tua colpa, bensì per far sentire all'altro che, nonostante tutto, ti stavi arrendendo, anche se non avevi torto. E allo stesso tempo poteva accadere il contrario... che fossi tu il colpevole, e anche un colpevole grave...
Volevi far sentire l'altro in colpa, anche quando sapevi che aveva ragione; ti comportavi come il suo schiavo, come se ti avesse conquistato, ma in realtà volevi renderlo tuo suddito—questo accadeva a volte...
Ma quando sentivi davvero rimorso nel cuore e provavi dolore per aver ferito qualcuno, allora eri davvero qualcuno da abbracciare. E io in quei momenti mi trattenevo quanto più potevo; avevo persino paura del mio calore, temendo che potessi gelare di nuovo, ma raramente riuscivo a trattenermi, e anche allora non riuscivo a nascondere del tutto la mia gioia..."
"Chi sei per me? O cosa vuoi da me? Cosa ti aspetti? Quando te l'ho chiesto ti sei offeso. Hai detto: 'Non lo capisci da sola?', ma a giudicare dai tuoi comportamenti freddi, penso che tu mi derida nel tuo cuore, trattandomi come un oggetto in disuso, che ti dispiace buttare, ma che non serve a nulla, solo a lasciarlo stare in un angolo, magari a spolverarlo di tanto in tanto. Questo quando sei freddo e gelido; ma quando sei caldo, hai una capacità straordinaria di sciogliere un cuore congelato."
"A volte mi veniva il desiderio, ed ero convinta, che non ti avrei mai più scritto... Poi, all'improvviso, inaspettatamente, come una sorpresa, il tuo calore mi piombava addosso nei sogni. Non solo calore, ma una vampa, e bruciava con tale intensità che avrei preferito un solo sorso d'acqua a tutto il resto del mondo... e quel sorסo eri tu..."
LEX. Venerdì, 11 marzo 2016.

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