Saturday, June 6, 2026

Il Giardiniere - (Parte - 23)

 
Parte 23.
Era passato più di mezzo anno e il Padrone non era riuscito a trovare traccia del giardiniere da nessuna parte. Aveva mandato persone molto lontano e in molti luoghi, ma nessuno conosceva un uomo come Ugo. O forse lo conoscevano anche troppo bene e lo nascondevano per paura.
Forse il diario di Dada avrebbe potuto far luce su molte cose. Il Padrone stava morendo dalla curiosità; non vedeva l'ora, desiderava così ardentemente leggere ciò che scriveva Dada.
Ma non riusciva ancora a farsi coraggio per frugare nell'anima della sua adorata figlioccia senza il suo permesso.
Passava le notti insonni. A volte decideva fermamente che doveva assolutamente leggerlo, ma poi, al solo pensiero, veniva assalito da una sensazione di disagio; si sentiva quasi nel ruolo di un traditore, in qualche punto profondo di sé.
I giorni si trascinarono di nuovo. Su richiesta del Padrone, Zeki si era trasferito definitivamente nella tenuta, anche se non aveva chiesto molto. Forse pensava che, alla fine, avrebbe dovuto vivere al fianco di Dada e che, prima o poi, si sarebbe trovata una soluzione per ammansire la ragazza.
A Zeki faceva comodo trasferirsi nella tenuta. Ultimamente aveva vissuto in modo molto sregolato. Spesso beveva e si era dato al gioco d'azzardo. Aveva perso una somma considerevole e ci aveva rimesso persino la casa di città. I creditori, poi, gli stavano alle costole e, finché non avesse trovato un nuovo affare redditizio, preferì rifugiarsi sotto l'ala protettiva del Padrone.
Continuavano a tenergli nascosta la storia di Ugo. Il Padrone conosceva bene il suo carattere irascibile. Zeki si sarebbe indubbiamente cacciato in qualche nuovo guaio prima di portare qualsiasi beneficio alla famiglia, tanto più che il giardiniere non era mai stato molto gradito a Zeki e, dopo la sua situazione attuale, era di pessimo umore. Vagava per la tenuta insoddisfatto. Arrabbiato soprattutto con se stesso, ringhiava contro tutti e tutto. Rimproverava i servitori senza motivo. Brontolava sempre per qualcosa e non portava più Dada a caccia, sebbene nemmeno Dada se ne curasse molto.
Dada aveva perso completamente l'interesse per la caccia. Si fissava su qualcosa di nuovo, come se ci mettesse tutta l'anima e il cuore, per poi abbandonarlo improvvisamente e voltargli le spalle al punto da non guardarci neanche più.
Il Padrone incoraggiava in ogni modo i nuovi capricci di Dada, pensando che forse i nuovi interessi avrebbero potuto far tornare la vecchia Dada, ma tutto era vano e nulla cambiava. La vecchia, allegra Dada era svanita da qualche parte e si era persa lontano.
Era come se avesse seguito le tracce di Ugo e non avesse alcuna intenzione di tornare indietro. Ora, Dada frequentava più spesso la cucina. Si era interessata alla preparazione di vari piatti e dolci. Anche il Padrone ne era felice. Pensava che fosse un bene per lei distrarsi e imparare molte cose. Stare in cucina era meglio che maneggiare armi e andare a caccia; c’era meno pericolo e il cuore del Padrone era in pace.
In realtà, però, Dada ci andava soprattutto per scoprire notizie su Ugo.
Un giorno, del tutto casualmente, sentì di sfuggita come stessero spettegolando sottovoce su quel giardiniere vestito di stracci, spettinato, ma a quanto pare piuttosto affascinante e passionale; da allora, iniziò a frequentare la cucina ancora più spesso e non voleva più uscirne.
Se ne stava per conto suo. Si comportava come se, oltre alla parola, avesse perso anche l'udito, mentre preparava i piatti, con le orecchie ben tese, ascoltava il chiacchiericcio delle serve innamorate di Ugo.
Il Padrone non osava ancora leggere il diario di Dada. Con il passare del tempo, era sempre più irrequieto; desiderava ardentemente leggerlo, ma Dada avrebbe potuto risalire dalla cucina in qualsiasi momento, perciò serviva estrema cautela.
Un giorno, inventò una scusa. Mandò Zeki in città e ci mandò anche Dada, affidandole un compito a parte. La ragazza accettò con gioia, mentre Zeki brontolò terribilmente.
- Attenta! Non provare a fare qualche altro scherzetto! - avvertì la ragazza categoricamente, tenendo d'occhio il Padrone, come per dire: "Vedi che sono d'accordo?".
"Finalmente,"
pensò il Padrone quando l'auto di Zeki sparì alla vista. Salì le scale quasi correndo. Ansimando, afferrò la maniglia della porta entrando nella galleria. Riuscì a stento a riprendere fiato. Per un istante, fu di nuovo assalito dal dubbio.
"È davvero possibile intrufolarsi nell'anima di una persona senza permesso, quando la si rispetta? Questa è una mancanza di dignità e un tradimento verso di lei, ma..."
Il Padrone si staccò dalla porta. Prese dallo scaffale quel grande libro corposo e iniziò a leggere. Sfogliando le pagine, nel suo cuore si dava dello svergognato, un traditore dell'anima della persona che amava di più al mondo, ma non riusciva a fermarsi; continuava a leggere.
LEX. Giovedì, 10 marzo 2016.

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