Saturday, June 6, 2026

Il Giardiniere - (Parte - 25)

 

Parte 25.
Il Padrone pensò per un momento che non fosse necessario continuare; non vi vedeva nulla che potesse interessargli, e quindi, invece di frugare nell'anima altrui, specialmente in quella di una persona cara, era meglio smettere di leggere. Ma all'improvviso, il suo sguardo colse un passaggio in cui Dada parlava di lui, e iniziò a leggere con ancora più attenzione. 
Si scoprì che quando Dada era assorta nel suo mondo, affamata e assetata, con la flebo attaccata alla mano, sentiva tutto ciò che accadeva intorno a lei, solo che non aveva alcuna reazione. Ricordava persino perfettamente che il Padrone non era il suo vero padre, ma scriveva anche che non c'era persona più preziosa e amata di lui su tutta la faccia della terra.
Da qualche parte in un angolo del suo cuore, voleva bene anche a Zeki, ma più come a un membro della famiglia e a un parente di sangue, sebbene notasse che nemmeno questo ragazzo zingaro era suo parente.
"Zeki mi ha regalato la vita", scriveva Dada.
Il Padrone pensò che forse intendesse quando la trovò nella foresta e lei non divenne preda dei lupi. 
Il Padrone sorrideva leggendo gli scritti di Dada e non riusciva più a smettere. La ragazza menzionava quasi tutti uno per uno con amore. Nominava così tanti servitori che sembrava volesse bene e rispettasse tutti; il cuore del Padrone si riempiva di orgoglio e affetto, e gli vennero persino le lacrime agli occhi. Dada non aveva trascurato nemmeno i cani del cortile.
Il Padrone aveva per lo più cani di razza e ben addestrati. Una volta, un grosso cane nero, meticcio e spelacchiato, si avvicinò al cortile; il cane aveva la pancia gonfia e si vedeva che presto avrebbe partorito. Dada fece un tale chiasso finché non la fece entrare nel cortile e, poco dopo, tre cuccioli correvano in giardino insieme al grande cane nero.

"Che creatura meravigliosa ho in te, Dada..."

Il Padrone pensava, sprofondando sempre più nel diario di Dada. La sensazione di vergogna per essersi intrufolato nell'anima altrui senza permesso era ormai svanita da qualche parte.
Non amava alcuni servitori, ma cercava comunque di non pensar male di loro. Voleva amare tutti, anche se aggiungeva che le persone senza cuore e fredde non avrebbero mai meritato il suo amore. Il Padrone rimase sbalordito soprattutto dal fatto che Dada non sopportasse affatto quell'uomo dagli occhi pericolosi. Il suo arrivo le metteva sempre addosso una paura terribile. Leggendo questo, il Padrone rimase sbalordito.
Non aveva mai notato in Dada tale paura o disgusto verso qualcuno, come lei descriveva qui. Tuttavia, gli tornò in mente una volta nel suo studio, l'espressione di Dada quando gli annunciarono l'arrivo di quell'ospite.

 "Le avrà fatto qualcosa? Ma quando? Come?"

Oltre a un accordo d'affari, il Padrone era legato a lui da alcune vecchie storie; nessuno, a parte loro due, sapeva cosa stesse succedendo, ma Dada?
Perché non sopportava e disprezzava così tanto quell'uomo?
Doveva scoprire in qualche modo perché non lo sopportava. Se avesse fatto qualcosa a Dada, non gliel'avrebbe fatta passare liscia e gli avrebbe fatto pagare il conto centuplicato.
Il Padrone si perse nei suoi pensieri per un momento e poi riprese a leggere il diario.

"Mio dono di vita, che lettera caldissima ho ricevuto, non ne ho mai ricevuta una simile, forse me ne hanno scritte altre, ma non sono riuscite a penetrare nel mio cuore, sono state portate via dal vento della vita da qualche parte...

Mentre leggevo la tua lettera, le mie lacrime cadevano nella tazza di caffè... Erano lacrime di gioia e di rimpianto, e cadevano insieme..."

Di quale lettera stava parlando Dada? Possibile che Ugo riuscisse a scriverle? O forse si trattava di un altro tratto delle strane illusioni di Dada.
LEX. Sabato, 12 marzo 2016.

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