Parte 17.
Dada si svegliò nel cuore della notte. Era ancora
in dormiveglia quando udì Chopin provenire da lontano. Si svegliò un po' di più
e tese l'orecchio. Non veniva da lontano; il suono proveniva dalla galleria.
Chi poteva essere?
Nessuno toccava gli strumenti di Dada, e poi, a quell'ora, chi avrebbe osato?
Forse è uno dei servitori?
Ma così tardi?
Dovrebbero almeno temere il Padrone. Solo Dada poteva suonare a qualsiasi ora. Non c'era nulla di insolito in questo; erano abituati da tempo alle stravaganze di Dada e nessuno ne era più sorpreso, ma ora era Dada stessa a essere stupita.
Davvero, chi poteva essere?
Si sedette sul letto. Ora sentiva chiaramente. Il suono proveniva proprio dalla sua galleria. Si alzò, percorse il corridoio in punta di piedi e socchiuse la porta della galleria.
In fondo alla stanza, alla luce delle lanterne che filtrava dalla finestra, notò una figura familiare. Ugo era seduto al pianoforte e suonava lo Chopin di Dada.
La ragazza sorrise.
"Perché non me l'ha detto prima che suonasse così bene?"
Pensava tra sé e sé, avvicinandosi con passi cauti, senza voler rompere quell'idillio.
Il giardiniere sentì l'avvicinarsi di Dada; avrebbe potuto distinguere il suo profumo tra centomila donne.
Smise di suonare, ma non tolse le mani dai tasti, né si voltò, chiuse forte gli occhi. Per un istante, il mondo intero si fermò per lui; solo il profumo di Dada aleggiava alle sue spalle.
Dada sfiorò delicatamente le dita di Ugo, poi suonò un accordo sui tasti.
Il giardiniere le strinse la mano e la guardò negli occhi:
- Dada!
La ragazza rimase immobile.
Le parole rimasero bloccate in gola al giardiniere; gli era molto difficile parlare. Si era preparato per questo da molto tempo, ma ora non riusciva a capire da dove cominciare. O come spiegarlo?
- Dada, ascoltami. - Ugo esitò per un istante. - È molto difficile per me dirlo, ma devo uscire di qui in qualche modo!
Dada apparve sorpresa. Non riusciva a capire nulla; perché doveva andarsene? Si sentiva davvero così male con lei?
Il giardiniere continuò:
- Ti ricordi? Quante volte mi hai salvato e quante volte mi hai aiutato?
Dada annuì.
- Bene, ora tocca a me, devo salvarti! Devo aiutarti! Ma prima devo riuscire a scappare di qui!
Dada lo guardava confusa.
- Non posso spiegare nulla adesso, non posso dirti niente. Se non esco di qui, non posso proteggerti!
Dada scrollò le spalle, non aveva capito nulla, e non riusciva nemmeno a capire come o dove avrebbe potuto lasciarlo andare.
Il giardiniere era entrato nella galleria sperando di trovare un'uscita, ma non riusciva in alcun modo a trovare la porta. Aveva memorizzato bene l'angolo, ma non era riuscito a trovare la chiave. Aveva dovuto ricorrere ancora una volta all'aiuto di Dada e aveva usato Chopin come richiamo. Sapeva che Dada aveva un sonno leggero. La camera da letto di Dada era quella più vicina alla galleria; a quell'ora, con il suono di Chopin nella galleria, nessuno si sarebbe azzardato a entrare. Tutti avrebbero pensato che stesse suonando Dada stessa e nessuno avrebbe osato disturbarla.
- Ti ricordi quando ci siamo intrufolati qui? Io e te, sotto la pioggia?
La ragazza annuì; certo che lo ricordava.
- Bene, ora devi lasciarmi andare per la stessa strada! - Ugo esitò un attimo. - Non aver paura, non ti abbandonerò! Ti prometto che tornerò sicuramente! Solo che ora, in qualche modo, urgentemente e silenziosamente, lasciami uscire di qui!
Dada si intristì, abbassò la testa. I suoi occhi si riempirono di lacrime.
Il cuore del giardiniere si strinse alla vista; era quasi sul punto di piangere anche lui. Poi si fece forza, raccolse le idee e prese il volto di Dada tra le mani:
- Conto su di te, devi aiutarmi ancora una volta; devi aiutarmi per poter tornare e salvarti dal pericolo. So che ora non capisci, perché non sai nulla! Non sai assolutamente nulla di ciò che accade fuori, nell'altro mondo! E non c'è bisogno che tu lo sappia. Lì, insieme alle buone azioni, accadono molte cose cattive e terribili. Il Padrone ti ha tenuta lontana da tutto ciò che è brutto e orribile e tu vivi qui, in questo paradiso, in pace e felicità, ma...
Dada aveva degli occhi tali che al giardiniere riusciva difficile continuare a parlare. Le parole gli si bloccavano in gola. Gli occhi tristi di Dada lo avevano mandato completamente in confusione. Non sapeva più cosa dire, né come spiegare alla ragazza chi fosse veramente e perché fosse venuto lì. Dada divenne terribilmente triste. Abbassò lo sguardo. Questa volta non piangeva più. Gli fece persino togliere le mani dal viso. Si alzò lentamente e fece per uscire dalla stanza. Si voltò per un secondo e fece segno al giardiniere di aspettare.
Ugo rimase un po' confuso e si mise in ascolto. Pensò che forse Dada fosse andata a chiamare il Padrone, ma Dada si diresse verso la sua camera da letto.
Poco dopo, la ragazza che rientrò nella galleria teneva in mano una grande e bella scatola di forma ovale e la porse tristemente al giardiniere.
- Cos'è questo? - Ugo fece un passo indietro.
Dada le porse di nuovo la scatola. Ugo scosse la testa in segno di rifiuto; era chiaro che la ragazza gli stava offrendo un dono. Ma Ugo fece di nuovo un passo indietro, senza alcuna intenzione di prendere la scatola.
Dada aprì il coperchio della bella scatola e la porse al giardiniere, stavolta aperta.
Il giardiniere guardava sbalordito la scatola piena di gioielli preziosi che Dada gli offriva. Avrà pensato che...
Un lieve sorriso apparve sul volto di Ugo:
- Dada, so che tutto questo non rappresenta nulla per te, e voglio che tu sappia che non significa nulla nemmeno per me. È da molto tempo che non desidero più nulla, tanto meno gli oggetti altrui. In questa casa, l'unico tesoro prezioso sei tu! E ancora una volta, ti supplico umilmente, fammi uscire di qui in qualche modo! Lasciami andare affinché io possa tornare a proteggerti! Credimi, non posso dirti altro adesso! Sappi solo che puoi contare su di me! Tornerò sicuramente! Tornerò per te! Solo per te!
Dada continuava a non capire nulla. Triste, si avvicinò all'angolo e gli indicò da quale lato dovesse premere contro la parete.
Ugo aprì la porta. Dada non si mosse, né cercò di salutarlo. Con uno sguardo gelido fissava il giardiniere, che non vedeva l'ora di andarsene di lì, ma al contempo non sopportava l'idea di lasciare Dada; sapeva bene il perché del suo comportamento, ma non poteva certo spiegarle tutto, e comunque non c'era tempo per lunghe spiegazioni.
Il giardiniere strinse Dada forte al suo petto e le sussurrò all'orecchio che sarebbe tornato sicuramente.
Dada restava immobile, stringendo il portagioie così forte come se qualcuno volesse portarglielo via.
Ugo la strinse a sé un'altra volta, le promise ancora una volta di tornare e scese le scale a passi cauti.
LEX. Lunedì 29 febbraio 2016
Chi poteva essere?
Nessuno toccava gli strumenti di Dada, e poi, a quell'ora, chi avrebbe osato?
Forse è uno dei servitori?
Ma così tardi?
Dovrebbero almeno temere il Padrone. Solo Dada poteva suonare a qualsiasi ora. Non c'era nulla di insolito in questo; erano abituati da tempo alle stravaganze di Dada e nessuno ne era più sorpreso, ma ora era Dada stessa a essere stupita.
Davvero, chi poteva essere?
Si sedette sul letto. Ora sentiva chiaramente. Il suono proveniva proprio dalla sua galleria. Si alzò, percorse il corridoio in punta di piedi e socchiuse la porta della galleria.
In fondo alla stanza, alla luce delle lanterne che filtrava dalla finestra, notò una figura familiare. Ugo era seduto al pianoforte e suonava lo Chopin di Dada.
La ragazza sorrise.
"Perché non me l'ha detto prima che suonasse così bene?"
Pensava tra sé e sé, avvicinandosi con passi cauti, senza voler rompere quell'idillio.
Il giardiniere sentì l'avvicinarsi di Dada; avrebbe potuto distinguere il suo profumo tra centomila donne.
Smise di suonare, ma non tolse le mani dai tasti, né si voltò, chiuse forte gli occhi. Per un istante, il mondo intero si fermò per lui; solo il profumo di Dada aleggiava alle sue spalle.
Dada sfiorò delicatamente le dita di Ugo, poi suonò un accordo sui tasti.
Il giardiniere le strinse la mano e la guardò negli occhi:
- Dada!
La ragazza rimase immobile.
Le parole rimasero bloccate in gola al giardiniere; gli era molto difficile parlare. Si era preparato per questo da molto tempo, ma ora non riusciva a capire da dove cominciare. O come spiegarlo?
- Dada, ascoltami. - Ugo esitò per un istante. - È molto difficile per me dirlo, ma devo uscire di qui in qualche modo!
Dada apparve sorpresa. Non riusciva a capire nulla; perché doveva andarsene? Si sentiva davvero così male con lei?
Il giardiniere continuò:
- Ti ricordi? Quante volte mi hai salvato e quante volte mi hai aiutato?
Dada annuì.
- Bene, ora tocca a me, devo salvarti! Devo aiutarti! Ma prima devo riuscire a scappare di qui!
Dada lo guardava confusa.
- Non posso spiegare nulla adesso, non posso dirti niente. Se non esco di qui, non posso proteggerti!
Dada scrollò le spalle, non aveva capito nulla, e non riusciva nemmeno a capire come o dove avrebbe potuto lasciarlo andare.
Il giardiniere era entrato nella galleria sperando di trovare un'uscita, ma non riusciva in alcun modo a trovare la porta. Aveva memorizzato bene l'angolo, ma non era riuscito a trovare la chiave. Aveva dovuto ricorrere ancora una volta all'aiuto di Dada e aveva usato Chopin come richiamo. Sapeva che Dada aveva un sonno leggero. La camera da letto di Dada era quella più vicina alla galleria; a quell'ora, con il suono di Chopin nella galleria, nessuno si sarebbe azzardato a entrare. Tutti avrebbero pensato che stesse suonando Dada stessa e nessuno avrebbe osato disturbarla.
- Ti ricordi quando ci siamo intrufolati qui? Io e te, sotto la pioggia?
La ragazza annuì; certo che lo ricordava.
- Bene, ora devi lasciarmi andare per la stessa strada! - Ugo esitò un attimo. - Non aver paura, non ti abbandonerò! Ti prometto che tornerò sicuramente! Solo che ora, in qualche modo, urgentemente e silenziosamente, lasciami uscire di qui!
Dada si intristì, abbassò la testa. I suoi occhi si riempirono di lacrime.
Il cuore del giardiniere si strinse alla vista; era quasi sul punto di piangere anche lui. Poi si fece forza, raccolse le idee e prese il volto di Dada tra le mani:
- Conto su di te, devi aiutarmi ancora una volta; devi aiutarmi per poter tornare e salvarti dal pericolo. So che ora non capisci, perché non sai nulla! Non sai assolutamente nulla di ciò che accade fuori, nell'altro mondo! E non c'è bisogno che tu lo sappia. Lì, insieme alle buone azioni, accadono molte cose cattive e terribili. Il Padrone ti ha tenuta lontana da tutto ciò che è brutto e orribile e tu vivi qui, in questo paradiso, in pace e felicità, ma...
Dada aveva degli occhi tali che al giardiniere riusciva difficile continuare a parlare. Le parole gli si bloccavano in gola. Gli occhi tristi di Dada lo avevano mandato completamente in confusione. Non sapeva più cosa dire, né come spiegare alla ragazza chi fosse veramente e perché fosse venuto lì. Dada divenne terribilmente triste. Abbassò lo sguardo. Questa volta non piangeva più. Gli fece persino togliere le mani dal viso. Si alzò lentamente e fece per uscire dalla stanza. Si voltò per un secondo e fece segno al giardiniere di aspettare.
Ugo rimase un po' confuso e si mise in ascolto. Pensò che forse Dada fosse andata a chiamare il Padrone, ma Dada si diresse verso la sua camera da letto.
Poco dopo, la ragazza che rientrò nella galleria teneva in mano una grande e bella scatola di forma ovale e la porse tristemente al giardiniere.
- Cos'è questo? - Ugo fece un passo indietro.
Dada le porse di nuovo la scatola. Ugo scosse la testa in segno di rifiuto; era chiaro che la ragazza gli stava offrendo un dono. Ma Ugo fece di nuovo un passo indietro, senza alcuna intenzione di prendere la scatola.
Dada aprì il coperchio della bella scatola e la porse al giardiniere, stavolta aperta.
Il giardiniere guardava sbalordito la scatola piena di gioielli preziosi che Dada gli offriva. Avrà pensato che...
Un lieve sorriso apparve sul volto di Ugo:
- Dada, so che tutto questo non rappresenta nulla per te, e voglio che tu sappia che non significa nulla nemmeno per me. È da molto tempo che non desidero più nulla, tanto meno gli oggetti altrui. In questa casa, l'unico tesoro prezioso sei tu! E ancora una volta, ti supplico umilmente, fammi uscire di qui in qualche modo! Lasciami andare affinché io possa tornare a proteggerti! Credimi, non posso dirti altro adesso! Sappi solo che puoi contare su di me! Tornerò sicuramente! Tornerò per te! Solo per te!
Dada continuava a non capire nulla. Triste, si avvicinò all'angolo e gli indicò da quale lato dovesse premere contro la parete.
Ugo aprì la porta. Dada non si mosse, né cercò di salutarlo. Con uno sguardo gelido fissava il giardiniere, che non vedeva l'ora di andarsene di lì, ma al contempo non sopportava l'idea di lasciare Dada; sapeva bene il perché del suo comportamento, ma non poteva certo spiegarle tutto, e comunque non c'era tempo per lunghe spiegazioni.
Il giardiniere strinse Dada forte al suo petto e le sussurrò all'orecchio che sarebbe tornato sicuramente.
Dada restava immobile, stringendo il portagioie così forte come se qualcuno volesse portarglielo via.
Ugo la strinse a sé un'altra volta, le promise ancora una volta di tornare e scese le scale a passi cauti.
LEX. Lunedì 29 febbraio 2016

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