Parte 6.
Dada era seriamente affascinata da "Il Pensatore". Per un'intera ora rimase lì immobile, immersa nei suoi pensieri, guardando dall'alto la statuetta scintillante. Poi, d'un tratto le voltò le spalle, uscì nel cortile e si diresse verso i servi con un'aria piuttosto seria e risoluta. I servi volevano bene a Dada, e anche lei sentiva questo calore, motivo per cui li trattava sempre con affetto. Non li guardava mai dall'alto in basso, né permetteva a nessuno di prevaricare sugli altri. Per lei, ogni singola persona si distingueva per il proprio valore e status unico.
Al vedere Dada, i servi raddrizzarono di nuovo la schiena e alzarono la testa fieri, capendo que lei stava cercando una nuova musa. Lei, invece, squadrò soltanto gli uomini. Alcuni si raddrizzarono e si misero ben dritti, ad altri invece fu Dada stessa a fare cenno di alzarsi. Alla fine, scelse un giovane, ma il servo rifiutò, dicendo: "Non ho tempo adesso". Dada cercò di nuovo di convincere il ragazzo, ma il servo, come per farle un dispetto, rifiutava categoricamente, accampando come scusa un lavoro urgente e improrogabile.
Dada si imbronciò. Voltò les spalle e si diresse verso casa come se avesse messo il muso, passando accanto al Padrone come una perfetta estranea, senza prestare alcuna attenzione nemmeno al suo sorriso. Sorpreso, il Padrone spostò lo sguardo verso i servi, che gli riferirono prontamente di cosa si trattasse.
- Cosa posso fare, signore? Oggi ho un sacco di faccende e di lavoro, non posso stare seduto con le mani in mano così, altrimenti mi toccherà finire il lavoro tardi. - iniziò a lamentarsi il giovane servo.
Il Padrone scoppiò a ridere e ordinò al servo di piantare tutto immediatamente per soddisfare questo capriccio di Dada, promettendogli al contempo:
- Non preoccuparti, non ti computerò questa giornata come ozio.
Dopotutto, fare il modello non era poi così difficile, specialmente perché non sarebbe comunque stato considerato come un giorno di lavoro perso, così il ragazzo acconsentì senza esitazione all'ordine del Padrone. Dopo diverse ore di lavoro, Dada guardava ancora il suo dipinto con insoddisfazione. Arricciando il naso, esaminava il quadro, c'era ancora qualcosa che non le piaceva. Andò avanti così per un'intera settimana. A turno, i servi si sedevano nella posa de "Il Pensatore", mentre Dada dipingeva e dipingeva instancabilmente, eppure non riusciva ancora a ottenere ciò che stava cercando.
Il Padrone notava benissimo que Zeki sarebbe stato il più adatto per quel ruolo, ma per qualche ragione non disse nulla. Zeki era un bel giovane. Aveva un viso lineato e, quanto a corporatura, non aveva eguali nella tenuta. Una o due volte il Padrone diede un'occhiata al suo corpo atletico, eppure non se la sentì proprio di suggerire a Dada di dipingere Zeki.
La faceva esercitare molto, ma la ragazza, come per testardaggine, non riusciva proprio a pronunciare il suo nome e, al posto di "Zeki", emetteva dei suoni simili a un ronzio, per poi scoppiare a ridere lei stessa di quel ronzio. Anche Zeki si era unito spesso alle sue risate, ma il suo cuore si riempiva comunque di rancore, perché a volte capitava che a Dada sfuggisse all'improvviso una sillaba del nome di qualche servo per chiamarlo. Loro capivano di essere chiamati e le correvano incontro allegri. In quei momenti, Zeki si rabbuiava terribilmente, non diceva nulla, ma covava quel rancore nel profondo del cuore.
Dada era afflitta. Ormai persino i servi si erano preoccupati. Nessuno riusciva a essere scelto come modello desiderato. Alla fine, il Padrone ebbe di nuovo un'idea e le consigliò, visto che il tempo era splendido, di andare fuori. Forse avrebbe potuto tentare qualcosa nella natura, mettendo momentaneamente da parte il disegno di quel torso ossessivo. Dada acconsentì con gioia. In effetti, il tempo era meraviglioso. Perché no? Una passeggiata nella natura l'avrebbe tirata su di morale ancora di più. Mise le matite e il temperamatite nella sua borsa piccola, poi diede un'occhiata alle gomme colorate accumulate sulla scatola. Una delle stranezze di Dada era che usava raramente la gomma, ma questa volta ne afferrò una e la gettò nella borsa. Stringendo il suo grande album da disegno sotto il braccio, uscì. Alla porta, il Padrone la accolse con un sorriso e il suo spuntino preferito confezionato in un sacchetto. Con aria soddisfatta, Dada infilò anche questo nella borsa e si incamminò su per la salita dietro casa alla ricerca della musa.
Un immenso prato costeggiava la parte posteriore della tenuta e, ai piedi di una grande collina scoscesa, scendeva una piccola cascata, formando proprio lì una pozza per fare il bagno. L'acqua che vorticava dalla pozza scorreva più in là, vicino al cortile, come un piccolo fiume. Tutta questa zona, così come questa enorme tenuta, era interamente proprietà del Padrone, quindi non c'era nulla da temere. Dada poteva vagare liberamente nel suo dominio, senza dover temere nulla. Comunque, era una ragazza impavida a prescindere e spesso passeggiava da sola. Il Padrone cercava comunque di farle accompagnare da uno dei figli dei servi, ma anche questa volta lei volle andare da sola e non portò nessuno con sé. Poiché Dada veniva spesso interrotta a causa della vivacità dei bambini e non riusciva più a dipingere liberamente, ora preferiva stare da sola.
L'estate volgeva al termine, eppure faceva ancora fin troppo caldo. Dada vagò a lungo e accumulò un bel po' di schizzi. Seguì il prato fino in fondo, salendo così in alto e lontano che da lì il tetto della loro casa si intravedeva appena. Esausta per tutto quel camminare, si sdraiò sul ciglio della collina e guardò giù verso la cascata scrosciante. Dada sapeva benissimo che stare in piedi lì era pericoloso e che da quel punto non c'era alcuna via di discesa. Raggiungere la cascata era possibile solo da un altro lato, più lontano, risalendo il fiume. Per questo motivo, stando così sdraiata per terra, sbirciò giù con cautela.
Questo splendido paradiso, immerso nel cuore della natura, lasciava un'impressione meravigliosa su chiunque lo vedesse. Guardandolo, Dada si riempiva di emozioni sempre nuove ogni singola volta. All'improvviso, Dada notò qualcuno che faceva il bagno nella pozza, che saltava fuori dall'acqua per poi tuffarsi di nuovo agilmente. Dada aspettava con interesse che il bagnante uscisse finalmente dall'acqua per guardare bene chi fosse. Alla fine, il bagnante smise di tuffarsi e iniziò a uscire dall'acqua. Veniva su a passi lenti, senza alcuna fretta. Il viso non si vedeva, tanto era fisso a guardare l'acqua, come se cercasse di scorgervi qualcosa. Non era ancora nemmeno uscito del tutto che si voltò di spalle rispetto a Dada, allargò le braccia e promise al sole il suo corpo già abbronzato.
Dada si agitò. Il suo corpo atletico era magnifico. Era proprio quello che stava cercando. Era lui. Sognava un modello del genere e stava già pensando che in qualche modo doveva proporgli di dipingerlo... Ma chi mai era questo giovane? Non lo aveva mai notato prima, altrimenti se ne sarebbe sicuramente ricordata, tanto più che cercava il modello desiderato già da così tanto tempo. Il bagnante si passò la mano sulla testa, strizzò i capelli bagnati che gli scendevano fino alle spalle all'altezza del collo e si voltò verso Dada. Dada si irrigidì per lo stupore: il Giardiniere era davanti a lei.
LEX · Lunedì 1 febbraio 2016
Dada era seriamente affascinata da "Il Pensatore". Per un'intera ora rimase lì immobile, immersa nei suoi pensieri, guardando dall'alto la statuetta scintillante. Poi, d'un tratto le voltò le spalle, uscì nel cortile e si diresse verso i servi con un'aria piuttosto seria e risoluta. I servi volevano bene a Dada, e anche lei sentiva questo calore, motivo per cui li trattava sempre con affetto. Non li guardava mai dall'alto in basso, né permetteva a nessuno di prevaricare sugli altri. Per lei, ogni singola persona si distingueva per il proprio valore e status unico.
Al vedere Dada, i servi raddrizzarono di nuovo la schiena e alzarono la testa fieri, capendo que lei stava cercando una nuova musa. Lei, invece, squadrò soltanto gli uomini. Alcuni si raddrizzarono e si misero ben dritti, ad altri invece fu Dada stessa a fare cenno di alzarsi. Alla fine, scelse un giovane, ma il servo rifiutò, dicendo: "Non ho tempo adesso". Dada cercò di nuovo di convincere il ragazzo, ma il servo, come per farle un dispetto, rifiutava categoricamente, accampando come scusa un lavoro urgente e improrogabile.
Dada si imbronciò. Voltò les spalle e si diresse verso casa come se avesse messo il muso, passando accanto al Padrone come una perfetta estranea, senza prestare alcuna attenzione nemmeno al suo sorriso. Sorpreso, il Padrone spostò lo sguardo verso i servi, che gli riferirono prontamente di cosa si trattasse.
- Cosa posso fare, signore? Oggi ho un sacco di faccende e di lavoro, non posso stare seduto con le mani in mano così, altrimenti mi toccherà finire il lavoro tardi. - iniziò a lamentarsi il giovane servo.
Il Padrone scoppiò a ridere e ordinò al servo di piantare tutto immediatamente per soddisfare questo capriccio di Dada, promettendogli al contempo:
- Non preoccuparti, non ti computerò questa giornata come ozio.
Dopotutto, fare il modello non era poi così difficile, specialmente perché non sarebbe comunque stato considerato come un giorno di lavoro perso, così il ragazzo acconsentì senza esitazione all'ordine del Padrone. Dopo diverse ore di lavoro, Dada guardava ancora il suo dipinto con insoddisfazione. Arricciando il naso, esaminava il quadro, c'era ancora qualcosa che non le piaceva. Andò avanti così per un'intera settimana. A turno, i servi si sedevano nella posa de "Il Pensatore", mentre Dada dipingeva e dipingeva instancabilmente, eppure non riusciva ancora a ottenere ciò che stava cercando.
Il Padrone notava benissimo que Zeki sarebbe stato il più adatto per quel ruolo, ma per qualche ragione non disse nulla. Zeki era un bel giovane. Aveva un viso lineato e, quanto a corporatura, non aveva eguali nella tenuta. Una o due volte il Padrone diede un'occhiata al suo corpo atletico, eppure non se la sentì proprio di suggerire a Dada di dipingere Zeki.
La faceva esercitare molto, ma la ragazza, come per testardaggine, non riusciva proprio a pronunciare il suo nome e, al posto di "Zeki", emetteva dei suoni simili a un ronzio, per poi scoppiare a ridere lei stessa di quel ronzio. Anche Zeki si era unito spesso alle sue risate, ma il suo cuore si riempiva comunque di rancore, perché a volte capitava che a Dada sfuggisse all'improvviso una sillaba del nome di qualche servo per chiamarlo. Loro capivano di essere chiamati e le correvano incontro allegri. In quei momenti, Zeki si rabbuiava terribilmente, non diceva nulla, ma covava quel rancore nel profondo del cuore.
Dada era afflitta. Ormai persino i servi si erano preoccupati. Nessuno riusciva a essere scelto come modello desiderato. Alla fine, il Padrone ebbe di nuovo un'idea e le consigliò, visto che il tempo era splendido, di andare fuori. Forse avrebbe potuto tentare qualcosa nella natura, mettendo momentaneamente da parte il disegno di quel torso ossessivo. Dada acconsentì con gioia. In effetti, il tempo era meraviglioso. Perché no? Una passeggiata nella natura l'avrebbe tirata su di morale ancora di più. Mise le matite e il temperamatite nella sua borsa piccola, poi diede un'occhiata alle gomme colorate accumulate sulla scatola. Una delle stranezze di Dada era che usava raramente la gomma, ma questa volta ne afferrò una e la gettò nella borsa. Stringendo il suo grande album da disegno sotto il braccio, uscì. Alla porta, il Padrone la accolse con un sorriso e il suo spuntino preferito confezionato in un sacchetto. Con aria soddisfatta, Dada infilò anche questo nella borsa e si incamminò su per la salita dietro casa alla ricerca della musa.
Un immenso prato costeggiava la parte posteriore della tenuta e, ai piedi di una grande collina scoscesa, scendeva una piccola cascata, formando proprio lì una pozza per fare il bagno. L'acqua che vorticava dalla pozza scorreva più in là, vicino al cortile, come un piccolo fiume. Tutta questa zona, così come questa enorme tenuta, era interamente proprietà del Padrone, quindi non c'era nulla da temere. Dada poteva vagare liberamente nel suo dominio, senza dover temere nulla. Comunque, era una ragazza impavida a prescindere e spesso passeggiava da sola. Il Padrone cercava comunque di farle accompagnare da uno dei figli dei servi, ma anche questa volta lei volle andare da sola e non portò nessuno con sé. Poiché Dada veniva spesso interrotta a causa della vivacità dei bambini e non riusciva più a dipingere liberamente, ora preferiva stare da sola.
L'estate volgeva al termine, eppure faceva ancora fin troppo caldo. Dada vagò a lungo e accumulò un bel po' di schizzi. Seguì il prato fino in fondo, salendo così in alto e lontano che da lì il tetto della loro casa si intravedeva appena. Esausta per tutto quel camminare, si sdraiò sul ciglio della collina e guardò giù verso la cascata scrosciante. Dada sapeva benissimo che stare in piedi lì era pericoloso e che da quel punto non c'era alcuna via di discesa. Raggiungere la cascata era possibile solo da un altro lato, più lontano, risalendo il fiume. Per questo motivo, stando così sdraiata per terra, sbirciò giù con cautela.
Questo splendido paradiso, immerso nel cuore della natura, lasciava un'impressione meravigliosa su chiunque lo vedesse. Guardandolo, Dada si riempiva di emozioni sempre nuove ogni singola volta. All'improvviso, Dada notò qualcuno che faceva il bagno nella pozza, che saltava fuori dall'acqua per poi tuffarsi di nuovo agilmente. Dada aspettava con interesse che il bagnante uscisse finalmente dall'acqua per guardare bene chi fosse. Alla fine, il bagnante smise di tuffarsi e iniziò a uscire dall'acqua. Veniva su a passi lenti, senza alcuna fretta. Il viso non si vedeva, tanto era fisso a guardare l'acqua, come se cercasse di scorgervi qualcosa. Non era ancora nemmeno uscito del tutto che si voltò di spalle rispetto a Dada, allargò le braccia e promise al sole il suo corpo già abbronzato.
Dada si agitò. Il suo corpo atletico era magnifico. Era proprio quello che stava cercando. Era lui. Sognava un modello del genere e stava già pensando che in qualche modo doveva proporgli di dipingerlo... Ma chi mai era questo giovane? Non lo aveva mai notato prima, altrimenti se ne sarebbe sicuramente ricordata, tanto più che cercava il modello desiderato già da così tanto tempo. Il bagnante si passò la mano sulla testa, strizzò i capelli bagnati che gli scendevano fino alle spalle all'altezza del collo e si voltò verso Dada. Dada si irrigidì per lo stupore: il Giardiniere era davanti a lei.
LEX · Lunedì 1 febbraio 2016

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