Thursday, May 28, 2026

Il Giardiniere - (Parte - 1)

Parte 1.
Dada aveva grandi occhi verdi. Amava osservare tutto. Qualunque cosa catturasse la sua attenzione, la fissava per ore, incapace di staccarle gli occhi di dosso. Era come se cercasse di studiarne ogni dettaglio; dopodiché si sedeva e disegnava a lungo, per un tempo interminabile. Sceglieva anche la musica adatta, indossava le cuffie e si immergeva all'infinito nella sua creazione.
Dada non parlava. Capiva perfettamente tutto ciò che sentiva, ma non riusciva a parlare. A volte emetteva dei suoni vocalici e, di tanto in tanto, al posto di una parola, le sfuggiva qualche sillaba; anche allora, però, era del tutto incomprensibile cosa volesse dire. Nessuno sapeva se fosse nata così o se fosse successo in seguito.
Non aveva nemmeno dieci anni quando la trovarono nel bosco, con indosso solo una camicia da notte. Vagava osservando gli uccelli che volteggiavano dal bosco verso le nuvole, ascoltando il loro canto e seguendo le loro voci. Un giovane, accampato in quello stesso bosco, la trovò e la portò dal Padrone. Più tardi, l'accampamento fu smantellato e il gruppo si diresse altrove. Lì si spartirono la refurtiva e ognuno andò per la propria strada con la sua parte di bottino.
Il Padrone si mise la bisaccia in spalla, prese la bambina tra le braccia, caricò il resto dei bagagli sul giovane e si mise in cammino per iniziare una nuova vita.
Nessuno sapeva da dove venisse la bambina né chi fosse; aveva soltanto emesso pochi suoni frammentati:
"...da... da..."
Per questo, al campo, la chiamarono Dada, e il nome rimase quello da allora in poi.
Solo il Padrone intuiva da dove la bambina potesse provenire. Probabilmente era una sopravvissuta di una delle tenute che avevano assaltato, saccheggiato e dato alle fiamme.
La bambina dedicava un'attenzione particolare a certi oggetti, osservandoli molto più a lungo e con maggiore intensità. Ma nulla sfuggiva allo sguardo acuto e perspicace del Padrone. Sapeva bene che gli oggetti per cui la bambina provava una fissazione provenivano da una e una sola casa. Forse proprio per questo, non appena portata al campo, si era adattata facilmente a tutti e a tutto; in un mondo di oggetti a lei familiari si sentiva più a casa e, forse, molto più al sicuro.
Per un certo periodo il Padrone era rimasto tormentato dal dubbio se fosse pericoloso tenere quella bambina con loro; ma ogni volta che la piccola si accorgeva del suo sguardo intenso, gli donava un sorriso così caldo e disinteressato che anche il Padrone finiva per sorridere, e il suo cuore si riempiva di un calore singolare. Per questo non la affidò a nessuno e la portò con sé; si stabilì in una terra completamente straniera, un luogo sconosciuto, e dichiarò la bambina sua figlia. Quanto al giovane, era già un parente alla lontana, quindi non fu affatto difficile riconoscerlo come membro della famiglia. All'inizio cominciarono a vivere insieme come un'unica famiglia.
Non mancavano certo di ricchezze, ma in seguito si separarono. Il cuore del giovane lo spingeva verso una città più movimentata e rumorosa, e si trasferì lì, tuttavia li visitava spesso e rimaneva con loro per diverso tempo.
Ben presto il Padrone divenne un proprietario terriero di spicco, rispettato e considerato una figura nota, ricca e influente in quella regione.
Nel frattempo Dada cresceva, continuando a vivere nel suo mondo, senza curarsi di nient'altro se non della pittura e della musica. Se le piaceva un qualche oggetto, gli trovava subito un posto nella sua stanza. E la sua stanza era piena di tutti quei vecchi oggetti che, come il Padrone sospettava, a suo tempo avrebbero ben potuto appartenere alla famiglia stessa di Dada.
Dada si adattò facilmente alla nuova casa e iniziò subito ad arredarla. Come prima cosa, dipinse le pareti e i pavimenti con della vernice comune, motivo per cui il Padrone, al suo ritorno, trovò ogni abitante della tenuta imbrattato di colore. I servitori guardavano con aria spaventata. Erano certi che avrebbero ricevuto un rimprovero e che la bambina sarebbe stata severamente sgridata, ma il Padrone scoppiò in una risata di cuore. Capì immediatamente che la bambina amava dipingere, perciò le riservò una stanza enorme nella casa e la riempì di un'infinità di materiali da disegno.
E Dada si metteva lì a dipingere, dipingere continuamente. A volte era affascinata dai paesaggi, altre volte il suo sguardo si posava sul ritratto di qualcuno, e talvolta sulla figura umana; insisteva e li costringeva a posare come modelli per poterli ritrarre. Anche i servitori ubbidivano: che altra scelta avevano? Soddisfacevano con piacere i capricci innocenti di questa ragazza altrettanto innocente.
Quanto al giovane, osservava Dada da lontano, ma alla sola vista del Padrone distoglieva immediatamente lo sguardo. Il Padrone notava quelle attenzioni e la cosa non gli piaceva affatto. Non sopportava l'idea di dare la sua figlia adottiva in sposa a un uomo con un passato simile a quello del giovane; ma se fosse stato il desiderio stesso di Dada, allora non si sarebbe più opposto. Ma Dada continuava a vivere nel suo mondo, e le attenzioni del giovane rimanevano sempre inosservate.
LEX · Giovedì 28 gennaio 2016

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