Monday, June 1, 2026

Il Giardiniere - (Parte - 3)

 
Parte 3.
Da quando il Padrone aveva dichiarato Dada come sua figlia, aveva anche abbandonato le sue vecchie attività. Odiava così profondamente quella vita passata che non voleva nemmeno ricordarla, ma l'apparizione del giovane Zeki a volte gli ricordava amaramente quel vecchio tempo, riempiendogli il cuore di un terribile rimpianto. Zeki, invece, continuava con i furti e le rapine; era anche fortunato, e probabilmente era questo a dargli coraggio. Era sempre riuscito a cavarsela nelle situazioni difficili.
Il Padrone gli suggeriva spesso, in modo velato, che forse avrebbe dovuto iniziare una nuova vita, lasciarsi il passato alle spalle e intraprendere una via pacifica e sicura, ma Zeki non ne voleva nemmeno sentire parlare. Continuava ostinatamente la sua vita da bandito e non si tirava indietro davanti a nulla.
Era sera. Zeki entrò con audacia nel soggiorno del Padrone. "Questo è per te", disse a Dada, e posò sul tavolo uno scrigno piccolo e splendidamente smaltato, facendolo rumoreggiare così tanto che per poco non lo sfasciò, mentre lanciava un'occhiata compiaciuta e di sfida al Padrone, come a dire: "Guarda cosa ho portato".
Il Padrone ne fu terribilmente infastidito. Lanciò uno sguardo furioso al ragazzo. Dada, invece, non appena guardò lo scrigno, arricciò immediatamente il naso. Un oggetto prezioso non aveva alcun valore per lei; si sarebbe interessata solo alle forme e alle strutture delle cose per cui prendeva una fissa. Pertanto, per lei era del tutto indifferente che Zeki le avesse regalato un oggetto di valore o che avesse messo un masso sul tavolo.
Zeki si rimpicciolì per il disagio. Era sicuro che un dono così squisito sarebbe stato accolto con grande emozione. Invece di ricevere un ringraziamento, però, uno lo guardò con aria risentita, mentre l'altra gli voltò le spalle e uscì persino dalla stanza.
Non appena Dada uscì, il Padrone chiuse con cura la porta. Rimproverò Zeki a bassa voce, in modo che Dada non sentisse. L'ospite risentito aprì lo scrigno. La scatola, colma di gioielli preziosi, scintillò in modo abbagliante. Zeki, credendosi furbo, la mostrò con orgoglio per far gola al Padrone, il quale si infuriò ancora di più. Avvolse i gioielli nel suo grande fazzoletto e li restituì a Zeki, avvertendolo categoricamente di non portare mai più oggetti rubati nella sua casa.
Zeki si alzò con il muso, dando un'occhiata allo scrigno come a dire: "Non potresti almeno tenere questo?". Ma il Padrone rispose: "Ti farò portare via anche questo più tardi". Zeki non capì nemmeno cosa intendesse il Padrone. Scappò via senza guardarsi indietro, sbattendo forte la porta per la rabbia.
Il Padrone riempì lo scrigno con le palline di cioccolato preferite de Dada, quelle avvolte in carta dorata, lo lasciò in un posto ben visibile proprio al centro del tavolo, e inseguì Zeki. Forse avrebbe potuto spiegare ancora qualcosa a quel ragazzo arrogante ed esasperato.
Quando Dada sentì la porta sbattere, prima sussultò violentemente, poi si mise in ascolto. Non si sentiva un filo di rumore. Aprì con cautela la porta della stanza e, una volta assicurata che non ci fosse nessuno, entrò coraggiosamente nella stanza. Il suo sguardo andò dritto allo scrigno e, quando scoprì il suo dolcetto preferito, un sorriso di soddisfazione le spuntò sul viso.
A Dada bastava pochissimo, una cosa minuscola e semplice per sentirsi felice. Il Padrone lo sapeva perfettamente; al momento giusto, calcolava sempre con precisione quando e, soprattutto, come fare felice il cuore della bambina.
A Dada bastava pochissimo, una cosa minuscola e semplice per sentirsi felice. Il Padrone lo sapeva perfettamente; al momento giusto, calcolava sempre con precisione quando e, soprattutto, come fare felice il cuore della ragazza.
Il Padrone era un uomo piuttosto intelligente e accorto. Di fatto, fu grazie al suo ingegno che a suo tempo riuscì ad accumulare una tale fortuna, senza mai imbattersi in un solo pericolo.
Il Padrone dirigeva tutto, sebbene prendesse raramente parte di persona; a volte se ne stava in disparte a sorvegliare la situazione. Non si era mai macchiato le mani di sangue, anche se era lui a dare gli ordini. Alla fine si stancò, stufo di tutto quel vagare su e giù. Annunciò all'accampamento che era giunto il momento di sciogliersi. Alcuni si rifiutarono, altri rimasero confusi. L'accampamento cadde nel caos. Per fortuna apparve Dada, e il Padrone ebbe un motivo per allontanarsi da tutto e da tutti e andare per la sua strada. Per di più, nessuno cercava la bambina da nessuna parte. Poiché non si presentò nessuno a reclamarla, il Padrone lo considerò un segno del destino e, ancor di più, amò la ragazza come una figlia. Il Padrone gioiva della gioia di Dada, e cosa poteva desiderare di più? Era felice.
LEX · Sabato, 30 gennaio 2016

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