Saturday, June 6, 2026

Il Giardiniere - (Parte - 21)

 
Parte 21.
Dada iniziò a frequentare le battute di caccia con Zeki sempre più spesso. Non era una grande cacciatrice, ma faceva compagnia a Zeki. Sembrava aver ritrovato un briciolo di gioia, la sua vita aveva acquisito un senso, ma non gioiva più come un tempo. Ormai, l'arma era diventata la sua compagna inseparabile; girava per il cortile sempre con il fucile in mano. La ragazza che un tempo svolazzava come una farfalla, ora aveva assunto un aspetto mascolino.
Il Padrone la osservava con serietà; desiderava ardentemente scoprire cosa avesse in mente la ragazza, ma non riusciva a ottenere nulla né da lei né da Zeki. Perciò decise di perquisire segretamente la stanza di Dada. Sapeva che non era un gesto nobile, ma in quella situazione non aveva altra scelta. Prima che fosse troppo tardi e che la ragazza, confusa, commettesse un errore fatale, era meglio scoprire in tempo cosa le stesse accadendo e, in generale, cosa stesse succedendo alla sua famiglia.
Il Padrone scelse il momento opportuno e, quando Dada fu partita per la caccia con Zeki, iniziò segretamente a perquisire la sua stanza. Esaminava tutto con cura, prendendo in mano ogni oggetto uno per uno, rigirandolo da ogni lato e poi rimettendolo al suo posto, affinché Dada, al suo ritorno, non notasse nulla. Controllava ogni cosa, senza trascurare nemmeno il più piccolo dettaglio. Cercò a lungo, rovistò in ogni angolo, ma non trovò nulla di sospetto.
Uscito dalla stanza, si appoggiò con la schiena alla porta e chiuse gli occhi. Mille pensieri gli balenarono in testa. Non sapeva che pesci pigliare. All'improvviso, nella sua memoria riaffiorò la prima visita del giardiniere nella galleria, e si precipitò immediatamente verso la galleria.
Appena entrato, fu investito dall'odore di polvere. Era chiaro che Dada non venisse qui; lo sapeva già, ma una forza misteriosa lo aveva spinto a entrare proprio in quel momento. L'intera stanza era coperta di polvere. Negli angoli, un mucchio di dipinti era accatastato uno sull'altro. La tavolozza era ricoperta da uno spesso strato di polvere e non c'era nulla di sospetto o di concreto nemmeno lì. Gli oggetti lasciati da Dada sembravano guardare il Padrone con tristezza.
La tavolozza di Dada...
Il pianoforte, un tempo il suo preferito e ora silenzioso...
La biblioteca di Dada... i libri che osservavano con malinconia... e con quanta diligenza collezionava quei libri, senza permettere a nessuno di portarglieli...
Il Padrone passò in rassegna gli scaffali e iniziò a esaminare i volumi. Chissà quante volte li aveva letti anche lui, proprio come Dada.
Sorrideva quando leggeva il titolo di un autore o di un libro che conosceva. Poi, un libro piuttosto voluminoso catturò la sua attenzione perché non riusciva a scorgervi alcuna scritta. "Chissà quale libro sarà", pensò, avvicinandosi. Proprio mentre allungava la mano per prenderlo, notò che sul bordo dello scaffale, esattamente in quel punto, non c'era traccia di polvere. Sembrava che fosse stato lasciato pulito di proposito, mentre il resto del bordo dello scaffale era ricoperto da uno strato di polvere.
Il Padrone, ora ancora più incuriosito, tirò giù con cautela il libro, piuttosto grande, spesso e rilegato in pelle, che non aveva nulla scritto né sul dorso né in copertina.
Con il cuore che gli batteva forte, il Padrone aprì il libro e, sulla prima pagina, si imbatté in una scritta a mano di Dada:
"Un regalo".
La pagina successiva iniziava così:
"Il mio insolito regalo per il mio insolito amico."
Invece di un libro, lo sbalordito Padrone si ritrovò tra le mani il diario di Dada.
LEX. Martedì 8 marzo 2016.

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